Come pubblicare un bestseller. Di merlate ne ho lette tante … ~ Gaia Giramenti

Come pubblicare un bestseller. Di merlate ne ho lette tante, siora mia… ma qui si esagera!

11 Nov 2103

Il post di Libreriamo è talmente fuori dai coppi – passatemi il termine tecnico – che ho dovuto buttare giù un cordiale per riprendermi.

Che racconta questo post? Dice che «Il mondo dell’editoria, per i novellini, è spesso una jungla», avrebbe potuto affermare che quando piove è difficile trovare parcheggio o che alzarsi di lunedì mattina è roba che richiede coraggio. Insomma, avrebbe potuto esibirsi in qualcosa di già detto, e infatti è proprio così.

Come fare, dunque, per sopravvivere alla jungla dei parcheggi del lunedì? Il post ci racconta che esistono emeriti cialtroni che del consigliare bene per razzolare male hanno fatto una professione. Chi sono? Quei tali che ti svelano come diventare ricco pubblicando un bestseller.
Ora, che voi crediate o meno alle scie chimiche, spendere due lire in libri del genere fa di voi dei boccaloni patentati. Il post di Libreriamo contiene i rimandi necessari per farsi infinocchiare a dovere da due tizi a cui, perdonate la franchezza, non chiederei nemmeno di rasarmi il prato. Ma sentitevi liberi di dargli in mano il vostro tosaerba, non vi romperò le zolle.

A seguire, ecco le indicazioni necessarie – indispensabili e risibili – per scrivere una merla e ribattezzarla torta. Possibile? Secondo Libreriamo sì.

La prima regola del successo? «Essere pronti». I ritardatari la troveranno una sfida impossibile, dunque il loro successo è già dimezzato in partenza (togliete il suc e ci siamo capiti). Eppure, per quelli che arrivano in orario,«E’ – scrivere È fa snob – proprio da questa fase preliminare che deriva il successo editoriale. Molti scrittori non se ne rendono conto e commettono un errore». Quindi dormite vestiti e con le scarpe ai piedi, sempre. Il successo arriva quando arriva, se vi trova a letto, al bagno, ai giardinetti, va dal vostro dirimpettaio. Il vostro dirimpettaio è Fabio Volo.

Libreriamo suggerisce poi che dobbiamo renderci conto «della situazione dell’editoria e dei cambiamenti avvenuti in questo mondo», ma questo non vi serva da scusa per investire Volo sulle pedonali. Avendo preso coscienza dell’aberrante stato dell’acquario editoriale, dobbiamo poi porci una domanda (e non è la solita domanda da porci): «ci si vuole rivolgere a una casa editrice? Auto-pubblicarsi?». La faccenda, messa così, parrebbe essere la stessa cosa. O, al limite, due cose che si somigliano. Non è vero.

Vogliamo mandare il nostro manoscritto a qualcuno che potrebbe anche dirci di no o preferiamo stabilire che abbiamo scritto una cosa bellissima che va assolutamente pubblicata? Decidere d’aver scritto un capolavoro non è semplice ma, se nonna Graziella batte le mani a tempo e zia Adelina si dichiara felice d’averci sul suo stato di famiglia, il più è fatto.

«Una mentalità vincente, unita a degli obiettivi chiari, completano il quadro di partenza ottimale», spiega Libreriamo. La Graziella e l’Adelina ringraziano, da una vita sostengono d’avere un nipote geniale.

Stabilito – o quasi – che il self e l’editore sono cugini e si somigliano,Libreriamo ci consiglia come muoverci in caso scegliessimo il cugino figo: l’editore.

«In primis si deve proporre una proposta – PROPORRE UNA PROPOSTA, e già qui ci sarebbe da buttarla in vacca, pancia all’aria come una cimice a morire dal troppo ridere – letteraria vincente, senza dimenticare di far riferimento al mercato, alla presentazione e così via. Il marketing è importante e mostrare di aver colto questo aspetto è fondamentale». Ok, provate. Provate a inviare il vostro manoscritto a un editore facendo la parte di quello che sa come piazzarlo: «Ehi, tipo… è un bel romanzo. Se non hai la collana adatta, creane una. Piazzalo lì e vedrai che vende, mia nonna Graziella dice che…». Se l’editore non vi manda a fanculo per iscritto è perché non ha tempo da perdere.

Ma non è tutto e, anzi, c’è persino di meglio: «Un altro elemento importante è presentare qualcosa che gli editori siano interessati a leggere». Dunque comprate su eBay una sfera di cristallo o chiedete consiglio a nonne e zie. Meglio se sono le nonne e le zie dell’editore.

Eppure anche così siamo solo all’inizio, poi arriva il momento della promozione: interviste e recensioni servono, fare il personaggio sui social serve di più. Chiedete aiuto all’ufficio stampa, pregate nonna Graziella di fare una testa tanta alle sue compagne di ramino e consigliate a zia Adelina di darsi al volantinaggio al mercato rionale. Poi, «una volta che il vostro libro sarà in cima alle classifiche delle vendite (perché come dice Hyatt quello che serve per arrivare in alto è solo una strategia vincente e tanto lavoro) – magari anche un bel libro, ma dicevamo che i più bravi scrivono merle che sembrano torte – ecco il passo successivo… trasformare il vostro nome in un marchio, in qualcosa che duri nel tempo. Non solo scrivere un best-seller, ma costruire un vero business». E qui, scusate, restare seri non è facile.

Nel frattempo anche nonna Graziella e zia Adelina hanno buttato giù un cordiale e cordialmente ringraziano per essere state citate. Prosit!

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Tratto dal blog “giramenti nati per rompere” di Gaia Giramenti.

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